Una scuola che sa stare sul pezzo

Non parlo dei grandi, di chi studia all’università, dei liceali degli ultimi anni- che sono ormai strutturati (o almeno si spera) nell’autonomia. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi che lavorano come me con alunni di età scolare tra i 6 e i 14 anni.

Alla famosa scuola dell’obbligo per capirci.

Da madre e docente. Per favore: non esageriamo. Se poi i ragazzi sono dsa come pensare di dar loro i compiti a go-go convinti che il genitore (chiamato in alcuni casi a lavorare da casa, ad occuparsi di figli più piccoli, preoccupato da tante notizie) possa sostituire un docente de visu o un tutor che a casa per ora non può venire? Se è questo il vostro modo di assegnare in questo momento, pretendo di leggere tutto il “programma” che avete stilato da settembre a giugno, perché -da collega – vi ricordo che il programma non esiste più da diversi anni e cercare di finire il libro non solo non è obbligatorio, ma è inconcepibile: i libri offrono un ventaglio di contenuti desunti dalle indicazioni nazionali. È molto diverso!

Ora un passaggio storico di questo peso- dovrebbe dirottare le indicazioni e di conseguenza i contenuti scelti in questo frangente verso tutt’altra parte. Se nella antologia di quest’anno (odio le antologie e infatti non le adotto) non c’è Anna Frank, pazienza: facciamo loro leggere quei passaggi in cui lei soffriva la coabitazione forzata e tutti gli stratagemmi inventati per respirare un po’ di libertà (registrateli con la vostra voce!). Se in storia avete l’impero romano o napoleonico, forse la loro parabola può aspettare: ripercorriamo le epidemie degli ultimi secoli e i metodi scientifici (collegamento interdisciplinare?!) usati per debellarle, approfondiamo la storia dei primi vaccini. Invogliamo gli studenti a leggere i quotidiani, a commentarli a casa o via skipe- a costo di saltare gli esercizi di grammatica. Potrei continuare tutta la notte…

Bisognerebbe che noi docenti creassimo una UDA verticale per ogni ordine e grado su questa nostra situazione storica, declinandola a seconda della classe. E se quest’anno saltassimo tutti convinti le prove Invalsi- non credo che il paese ne soffrirebbe così tanto.

Pensate se per quest’anno tutti i ragazzi d’Italia potessero essere padroni dello stesso contenuto. Anche questo, soprattutto questo ci gratificherebbe come docenti: aver lavorato per creare una cultura comune.  Perché credo proprio che oggi questa sia l’unica urgenza di una scuola in differita.

Gemma Faggioli

 

#notteinsonneapensandoaimieialunni

#controcorrente

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