Struffoli e auguri per il 2019

Cominciava a ottobre mia nonna a preparare gli struffoli.  Andava svelta svelta a piazza Vittorio e si metteva a cercare il banchetto del contadino con le arance dal “pane” più spesso; non vanigliate, né aspre. In quei giorni autunnali, nel pentolone panciuto, sobbollivano colorate le scorzette, che lentamente freddate, si sarebbero sfumate di bianco. Il profumo, infilandosi sotto la porta del tinello, ci raggiungeva in fondo al corridoio. Le file di barattoli aumentavano nella dispensa in attesa di essere aperte a dicembre. Ma io mi arrampicavo già i primi di novembre sui ripiani più alti e cercavo di rendere equi i miei furtarelli: un giorno dal barattolo grande, un altro da quello più piccolo. Lo zucchero si spaccava in bocca e si scioglieva, lasciando la scorza nuda da succhiare, cercandone vivo l’ultimo sapore. Ogni ottobre mia nonna faceva le scorzette d’arancia. Non di cedro, né di zucca. Per quelle c’era sempre uno zio o un parente da Napoli che- per l’Immacolata- portava fette profumate e candite avvolte in carta oleosa.

Poi le donne di casa si consultavano sul sabato propizio, come si scelgono ancora oggi, in certi posti del sud, i giorni liberi dallo scirocco per glassare il cioccolato sui mostaccioli.  Il giorno prima si raschiava col coltello affilato la spianatoia -servita tante volte per gli gnocchi del giovedì- perché non vi fossero rimasugli di farina stantia. E si poneva il tutto su una sedia vicino al termosifone della camera grande, per asciugare ben bene tagliere e mattarello. Quindi si procedeva. Indossate le parannanze, preparati i canovacci bianchi di lino, stirati senz’amido, si dava avvio alla preparazione. Ora, di ricette sugli struffoli ce ne sono a bizzeffe. Ma a casa nostra ne è esistita una e una soltanto: quella di mammà, al secolo nonna Maria.

Nata nella primavera del 1908, orfana di madre molto presto, nonna Maria, insieme alle sue tre sorelle, aveva condiviso e diviso i compiti di una conduzione domestica ridotta: a lei era toccata la cucina. Si era rimboccata le maniche (quelle stesse maniche che chiedeva alla sarta di confezionarle sempre a tre quarti) e ne aveva fatto un’arte.  Come la ricetta degli struffoli, che resta ancor oggi il segreto geloso di noi sue nipoti, rinchiuso nel quadernino a righe su cui nonna aveva scritto il tutto. La preparazione si è notevolmente ridotta: di certo a ottobre non vado al mercato per le arance da candire e ormai impasto il tutto sul top di marmo della cucina. Ma tra una lezione e un collegio docenti, un saggio e una partita dei figli, una lavatrice e la cena quotidiana, continuo a riportare alla luce quel mistico regalo che nonna Maria ripeteva ogni Natale.

E mentre le parannanze si impregnano di fritto e farina, e il profumo di cedro e scorzette d’arancia mi segue in classe come in macchina, il mio cuore si fa un tutt’uno con il cuore di mia nonna: perché indorare gli struffoli è pensare alle persone che amiamo, spuntarle da quella lista unta appesa a una mattonella, sapendo di appartenere a una stessa storia che si ripete di generazione in generazione. Preparare gli struffoli a Natale è far assaporare anche ai miei figli i profumi che mi hanno fatta crescere -emozionandomi bambina. Gesti ripetuti per altri e da altri e consegnati come piccole preghiere augurali per il nuovo anno!

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3 risposte a “Struffoli e auguri per il 2019”

  1. Gemma cara, una tradizione da custodire, difendere e tramandare gelosamente. Anch’io leggendoti ho sentito il profumo della tua cucina piena di aromi natalizi e profumi antichi. Grazie 🤗

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