SCATTI DALLA CLAUSURA

Ho avuto un libro raro tra le mani, prestato alla mia famiglia tanti e tanti anni fa dal grande studioso di Teresa Martin, il teologo Gianni Gennari: un libro solo di fotografie della Famiglia Martin e del Carmelo di Lisieux.

Tantissime. Poi qualche anno fa, quel libro l’ho restituito. Un gioiello fuori produzione, un gioiello francese. Foto di una monaca di clausura di fine Ottocento sono una rarità. Mi piace raccontare come si è arrivati ad avere così tante immagini di colei che è passata alla storia come Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, la mia santa più cara al mio cuore e alla mia anima.

L’ultima delle sorelle Martin ad entrare al Carmelo (la penultima in ordine di nascita) fu Celina, colei che sacrificò gran parte della sua giovinezza per restare accanto al padre malato fino alla fine, prima di involare anche lei nel chiostro dov’erano già tre delle sue sorelle. Intanto, però, nelle lunghe giornate solitarie a casa, oltre a dedicarsi alla pittura, arte verso cui, assieme alla musica e al ricamo, erano indirizzate le giovani borghesi del tempo, iniziò ad appassionarsi di fotografia, interesse davvero sorprendente e alquanto bizzarro, per una signorina di buona famiglia. Siamo nello stesso periodo in cui da noi Giovanni Verga comincia con i suoi scatti ad entrare nell’animo dei vinti, pescatori, contadini o minatori che siano; e, infatti, è la fotografia a dare un valore aggiunto alle storie uscite dalla sua penna.

Per tornare a Celina, quindi, una volta entrata in convento, portò con sé due oggetti davvero innovativi per un chiostro: la Sacra Scrittura e la macchina fotografica. Ma cos’aveva di così straordinario una Bibbia in clausura? Tanto. Alle monache era severamente vietato tenere la Sacra Scrittura nella propria cella e dovevano chiedere il permesso di consultarla direttamente alla Priora del monastero, che sola la custodiva. Una volta avuto il permesso, si poteva trascrivere il brano desiderato su un foglio, ma solo quello. Immaginate quando Teresa -all’ingresso di sua sorella- poté avere tra le mani quel tesoro di testi!

Ma la macchina fotografica in clausura, in un Carmelo, e per fotografare le monache, come si giustifica? Assurdo il solo pensarci. E invece la fotografica entra e questo la dice lunga su certe aperture di quel monastero normanno, soprattutto sotto il priorato di Madre Gonzaga, personaggio affascinante, carismatico eppure tanto volubile la qual cosa, per una priora, non è proprio tra le virtù ricercate. Eppure questa donna, che più di tutte e più delle stesse sorelle di sangue, colse la grandezza e precocità di Teresa nella sua scalata alla santità, accettò di buon grado la macchina fotografica. Celina la utilizzò subito per immortalare i momenti più diversi: dall’ordinarietà del rito del bucato (chi non ricorda l’aneddoto della consorella che schizzava sempre d’acqua sporca il volto di Teresa!) alle sacre rappresentazioni offerte alla comunità nei momenti salienti dell’anno liturgico. Ebbene, per me una delle foto più belle di questo archivio, è certamente quella in cui Teresa, sciolti i capelli, veste i panni di Giovanna d’Arco, mai pensando che proprio insieme alla pulzella d’Orleans, nel 1944, avrebbe condiviso il titolo di patrona di Francia. Io non faccio che guardarla spesso quella foto, frutto di ore di posa estenuanti, mentre le cucivano addosso il vestito. Perché Teresa, bellissima nello splendore dei suoi ventitré anni, quel giorno, bruciava di febbre, celando dentro il male che l’avrebbe portata di lì a poco alla morte.  Ma Celina -doppiamente sorella di sangue e di spirito- non accettò rifiuti e continuò imperterrita a chiederle di mettersi in posa più e più volte, mai contenta dei risultati raggiunti e degli sforzi estenuanti di Teresa. Guardate a questa foto e tenetela cara nella memoria: in essa, più che altrove, Teresa ci parla con gli occhi. Quegli stessi occhi che lei avrebbe voluto tenere bassi, ma che il copione prevedeva aperti -lei che amava il Crocifisso dagli occhi chiusi, perché -diceva- a tenerli aperti Gesù ci avrebbe fatto impazzire trafiggendoci con il suo sguardo d’amore! C’è tutta Teresa in quello sguardo: piccola e dolcissima icona di una santa ancora tutta da scoprire.

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