Quattro amici al bar

Parafrasando la grande Agatha Christie, quello che lei dice di un piccolo paese di provincia, io potrei dirlo del bar: non c’è niente di meglio della vita in un bar per conoscere a fondo la natura umana.

Ho scoperto la caffetteria Tentazioni & caffè di via Citerni 22 nel 2015, quando mio figlio grande ha iniziato la prima media alla Moscati. Nei miei ricordi adolescenziali quell’angolo rappresentava la cartoleria di riferimento per acquistare tutto il mio mondo di matite, penne, colori e quaderni. Poi 7 anni fa è stato inaugurato il bar. Nicola, mio figlio, usciva da scuola prima di me e non riuscivamo ad incontrarci per il pranzo a casa. Le altre tre bambine avevano l’orario lungo. Nicola ha cominciato con le baguette: quella con bresaola rucola e scaglie di parmigiano oppure quella con insalata pomodoro e tonno. Poi un giorno ha provato cotoletta di pollo lattuga e pomodoro e non l’ha più lasciata: se la faceva inondare di ketchup e maionese a volontà. Quando non arrivavo a casa prima di lui, per tutti e tre gli anni mi salutava la mattina dicendo: “Ma’ passo da Barbara per il panino”.

Poi nel 2017 ottengo finalmente il trasferimento alla Moscati, nel mio quartiere di origine, di fronte ai miei genitori, a solo un chilometro da casa, con grande disappunto di mio figlio che si ritrova la madre nella stessa scuola. Comincio a frequentare il bar anch’io. Nelle ore di buco, faccio la mia solita passeggiata al sole sulla circonvalla e finisco a Tentazioni & caffè per un cappuccio al volo. Apprezzo l’ambiente ampio e arioso, il personale cortese e sempre sorridente. Per me la gentilezza è tutto, soprattutto quando devi sbollire in pochi minuti un’arrabbiatura con uno studente o il suo genitore, e non puoi permetterti di rispondere. È in quel momento che un cameriere gentile fa la differenza. Ho girato comunque diversi bar: anche i miei colleghi hanno i loro preferiti e spesso approfittiamo per parlare e scambiarci consigli davanti a un caffè. Con la famiglia spesso andiamo da Andreotti, perché è lì che ama prende il caffè il marito; e anche da Maurizio, al Kafejo di piazza Michele da Carbonara, il bar a pochi passi dall’asilo di Teresa: una volta accompagnata ci sediamo a tavolino e pianifichiamo la lunga giornata dei nostri quattro figli con tanto di agendine alla mano. Ma quando sono sola, torno sempre là a Tentazioni & caffè. E negli anni comincio a frequentarlo soprattutto a pranzo, quando ho il rientro alle tre per un consiglio di classe, una riunione di materia o gli scrutini. Non mi butto sulle baguette come mio figlio, a meno che le riunioni siano a ridosso dell’uscita delle due e allora, toccata e fuga, mi faccio incartare quella con melanzane grigliate e provola: il top. Seduta al tavolo invece mangio le insalate, offerte su un piatto largo svasato e profondo, rigorosamente bianco. Il menù ne offre ventidue. Io ne alterno sempre tre: la Ducale con i funghi champignon, la bresaola e le scaglie di parmigiano, la Parmense che ai funghi e alle scaglie di grana aggiunge olive, noci e ovviamente il crudo di Parma, oppure la Trevisana con mele e speck. Il tutto con una spruzzata di aceto balsamico. Primi e secondi, ogni giorno vari, li salto per via dei miei chili e centimetri di troppo.

In piena pandemia nel luglio 2020 ci trasferiamo a via Leopoldo Traversi, dove fa angolo proprio Tentazioni & caffè. Mentre aspettiamo il montaggio della cucina, sballiamo scatoloni e mi inserisco di nuovo in questa zona –non più come figlia di Eugenio e Isabella, ma come Gemma e basta- non c’è nulla di più efficace che sedersi al bar e guardarsi intorno. Per Anna, Lucia e Teresa, le mie figlie è tutto nuovo, per Nicola ovviamente no, ormai è grande e ha i suoi locali di riferimento. La quarantena di questo ultimo anno blocca molti incontri: anche i colloqui con i genitori si fanno su zoom. Ma ci sono situazioni che meritano il giusto contatto, occhi negli occhi, con delicatezza e in punta di piedi. È allora che decido di invitare i genitori a questa caffetteria e, mantenendo le giuste distanze, tra un thè e un caffè offerto dal personale con il solito schietto e sincero sorriso, ci raccontiamo reciprocamente il figlio/alunno e cerchiamo di fare squadra. I genitori arrivati spesso con ansia e sospetto per questo colloquio straordinario, si rilassano e l’atmosfera del bar con sottofondo musicale, smorza con le sue note la responsabilità dell’incontro. Dopo Natale, a seguito di una mia scelta dolorosa ma necessaria, ricomincio i lavori a casa. È allora che frequento con più assiduità il bar. Ormai conoscono tutti il mio nome e sanno che prendo in contemporanea caffè, cappuccino e cornetto. Se non mi accompagnano le figlie, c’è sempre la mia amica Vitalina e con la bella stagione la colazione sui tavolini fuori all’aperto è un concentrato di energia prima di andare a scuola, e non solo per le calorie che butto giù. Lentamente comincio a osservare tutti i frequentatori assidui. E così, quando a metà luglio i figli scendono con il padre nella loro splendida Gallipoli, per fissare ancora una volta in fotogrammi l’estate alla luce e al mare del Salento, io resto a Roma, per rimettere ordine nella mia casa, nella mia vita, nel mio stesso corpo. Così inauguro una piacevole routine che scandisca in questi giorni il ritmo di una rinascita. Penso alle molte storie che amo e che sono nate al tavolino di un caffè. E non si tratta solo di Hemingway, che, ovunque andasse, non si perdeva un bar. Sciascia, Tobino, Pasolini, per citarne alcuni che amo, hanno scritto i loro pensieri e capolavori seduti ad una caffetteria. E allora anch’io dopo le prime esitazioni, arrivo tutti i giorni verso le dieci, mi siedo dentro, al tavolino in fondo vicino alla grande vetrata serigrafata, al fresco, apro il computer, comincio a scrivere e mi dimentico di tutto ciò che mi circonda, ma che mi è necessario sentire accanto come il pane: la gente. Quando non mi viene una parola, un sinonimo, un concetto, allora mi guardo intorno, mi interrompo, mi alzo e vado a chiacchierare con qualcuno. Perché il bar ha una funzione sociale importantissima. L’ho sperimentato di persona. Nel bar spesso depositi l’umore di una giornata cominciata con il piede sbagliato e sta all’attenzione del personale sciogliere quei nodi, alternando tatto e confidenza a seconda del carattere di ciascuno. A Tentazioni & caffè Barbara, Daniela, Giuseppe, Vilfrido e dietro le quinte Gianfranco fanno tutto questo con passione e professionalità. E questa passione e professionalità possono testimoniarlo anche tutte le altre persone che lo frequentano e che ho imparato a conoscere in queste settimane: la signora Maria e suo marito Marcello, le signore Rita, Giovanna, Gianna e Fiorella. E poi ancora Davide, Tony e i negozianti della zona come Giorgio il parrucchiere, Ruggero della fotocopisteria, Luisa della profumeria e suo fratello Walter-cui debbo l’ultimo ventaglio che sventolo da qualche giorno correggendo le bozze. E poi tutti coloro che arrivano all’ora di pranzo in pausa dall’ufficio, come Nicoletta, che con le sue colleghe attraversa addirittura la Colombo, ora con questo caldo infernale, perché solo qui trova la giusta atmosfera: è fresco, pulito, familiare. Tentazioni & caffè è aperto anche la sera per gli aperitivi, quelli seri con affettati e formaggi presentati su vassoi in legno di ulivo dalle forme diverse, assaporati fuori quando l’afa cede il suo spazio al venticello, che non manca mai la sera in questo lembo di marciapiede.  Non li ho ancora provati perché questa per me è un’estate a dieta e Vilfrido, Barbara e Daniela con grande pazienza mi preparano tazze e tazze di thè appena vedono che ne ho finita una.

Alla domanda che spesso si pongono in tanti: -Ma come mai con tutta questa crisi la gente continua ad andare al bar e spendere per un caffè, una birra che potrebbero prendere a casa? Io rispondo che è proprio la crisi ad averci reso assetati di contatto, fiducia, confronto, parole parlate. E non è importante di cosa si discuta, se ci si accalora per il calcio o si demonizza la politica, se si litiga o si fa pace, se si stringe amicizia o ci si innamora. Il bar nei secoli resiste anche per questo: sei chiamato per nome e ti riconosci nell’altro, chiunque esso sia. Chiudo parafrasando ancora una volta la mia giallista preferita: la natura umana è uguale dappertutto, solo che in un bar ci sono più possibilità e c’è più tempo per osservarla da vicino.

A Giuseppe, Vilfrido, Barbara, Daniela e Gianfranco chapeau bas e a buon rendere.

Gemma Faggioli

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Una risposta a “Quattro amici al bar”

  1. Grazie Gemma per aver reso ancora più accogliente e desiderabile il bar dove spesso consumo la pausa pranzo! Unire buon cibo a belle persone è una coccola … se poi li accompagni con le tue parole, è un dono

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