“PRESERVATEVI” (Valeria Colonna)

E penso alla tua morte, Valeria. Come alla tua vita. Ci sono persone che finché sono state in vita, hai amato senza conoscere fino in fondo, senza penetrare fino in fondo la Verità che portavano dentro, cioè il senso del loro vivere. Poi la morte. D’improvviso cade una cortina, e mentre per loro “si rompe la tela al dolce incontro”, tu capisci il perché della loro esistenza. Rifletti su tutti i loro gesti, le loro parole, le loro scelte. Solo con la morte portano a compimento la loro esistenza, cioè si svelano a chi resta. È così. Un po’ come è accaduto a Cristo: “È meglio per voi che io vada; se non andrò, non verrà il Paraclito” (Gv, 16,7).

Ogni uomo porta in sé un soffio dello Spirito e nasce e vive portando dentro di sé questo spirito, pezzettino di verità che appartiene solo a lui e che nessuno conosce. Durante la vita ciascuno impara a esprimere attraverso il corpo questo spirito che gli comprime il petto e gli batte nel cuore. Ma nel corpo tutti ci sentiamo limitati e incapaci di esprimerci in pienezza. Poi la morte. Ed ecco che lo spirito si sprigiona e gli altri capiscono molto di te. Così è stato per Gesù, così è in piccola parte anche per noi.

È questa verità che ci si prospetta all’improvviso dalla morte di un amico, che ci fa rimpiangere il kairòs, quel tempo favorevole che avevamo per penetrare in lui. Ma per quanto ci sforziamo in vita, non ci riusciremo mai. L’unica cosa che possiamo fare è di amarlo al di là della comprensione umana, un po’ come ci chiede Cristo. Solo l’amore resta. Solo il rapporto d’amore concreto, che abbiamo istaurato, ci darà la possibilità di non rimpiangere il non fatto, ma la gioia e la serenità di conoscere il di più della persona amata. Serbare in vita, nel nostro cuore, per comprendere dopo, come Maria.

È questo che dobbiamo preservare di te, Valeria. È questo che dobbiamo preservare tra di noi.

 

Gemma Faggioli

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