Perchè lo fai?

L’8 marzo l’ho dedicato a loro, le mie alunne dodicenni. Tutte a casa mia a chiacchierare, sognare, scherzare, guardarsi un film. Pochi discorsi seri: tanto ascolto. Non sono una prof amicona. Non lo sarò mai. Non è nelle mie corde. Ma desidero entrare in empatia vera con i singoli, comprenderli nel profondo per aiutarli a scoprirsi. E fuori dalla scuola, soprattutto a casa propria, questo diventa più facile.

L’8 marzo diventa così una data importante anche per le mie figlie che vedono la commistione tra il mio essere madre e docente. “Mamma, ma senti quanto chiacchierano: perché non le sgridi?” Perché non siamo a scuola, figlia mia, e voglio imparare a conoscerle senza se e senza ma. Oggi non vanno sgridate. Siamo donne. E grida anche tu. Ché tanto non sgrido neppure voi! Si sono abbracciate e sdraiate accanto sullo stesso tappeto figlie e alunne. É stato un incanto e una emozione vederle.

“Ma perché lo fai?” Insiste il figlio maschio prima di chiudersi alle spalle la porta e sgattaiolare in centro col padre. “Nessun professore lo ha mai fatto con me. Perché lo fai?” Perché io sono fatta così, figlio mio. Perché avrei desiderato tanto un professore così quand’ero studente. Perché se una solo di loro o tu o tua sorella, dovesse scegliere l’insegnamento- dovete sognarlo così. Una scuola primordiale, dal sapore greco, che unisca il discepolo al maestro ben oltre un orario scolastico, ben oltre un’aula.

8 marzo: il gusto di affetti declinati al femminile.

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Una risposta a “Perchè lo fai?”

  1. Io, a distanza di decenni, ricordo i professori migliori e i peggiori che ho avuto proprio mentre ho dimenticato gli amorfi. Tu Gemma rimarrai tra i meravigliosi ricordi della giovinezza dei tuoi alunni ❤

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