Per un bacio mai dato

Come tante altre nonne rimaste vedove di guerra, anche la mia è vissuta con noi tutta la vita, marchiando a fuoco con quei cinque anni di Alzheimer -allora diagnosticato come aterosclerosi- i migliori anni della mia adolescenza tra i sedici e i ventuno: ricordi indelebili che mi hanno segnata. In quei cinque anni giurai di non aver mai più a che fare con gli anziani, soprattutto malati.

Non riuscivo a relazionarmi con nonna Maria e pensavo che non sarei riuscita con nessun altro anziano. Per anni mi sono sentita in colpa per quei sentimenti contrastanti e eccessivi che mi riempivano il petto e la bocca, quando per settimane, mesi, anni ci svegliava verso le tre di notte, accendendo la luce in camera, chiedendoci:” Allora, non ci prendiamo un thè oggi pomeriggio?” Quando l’ultimo anno i miei genitori -in preda a un esaurimento nervoso familiare- la portarono in una casa di riposo, per giorni e giorni restammo in silenzio a tavola, un silenzio denso di rimorsi per mia madre e di liberazione per me: non avrei più sentito domande cantilenate di giorno come in piena notte. Non ho mai provato nostalgia per quegli anni, inscindibilmente legati alla mia maturazione di donna e al lento declino di mia nonna.

L’ho salutata quell’ultimo giorno all’obitorio, accompagnando mia madre -noi due sole a scegliere davanti a lei, tra tante foto, la bara che l’avrebbe tenuta stretta per sempre. L’ho salutata per l’ultima volta, senza riuscire a mormorare una preghiera, fremendo impazienza per allontanarmi da quella stanza impregnata di un odore asettico che non ho più dimenticato: lasciando sola mia madre al suo ultimo addio con la sua, per correre fuori a vomitare in giardino la colazione e la disperazione di non averla amata abbastanza.

Ma a partire da quel momento, in modo incredibile, ho visto un lento miracolo farsi strada dentro di me: un amore quasi viscerale per gli anziani e la loro solitudine affettiva o mentale. Ho accompagnato entrambi i miei suoceri nel loro lento declino, ho più volte massaggiato le membra inermi e sensibili all’eccesso di mia suocera; ho ripetuto all’infinito risposte a domande uguali d’estate o d’inverno sul tempo e i nipoti; li ho salutati nel giorno del loro trapasso, gonfio il petto e gli occhi di affetto smisurato.

E continuo ad accompagnare gelosamente il misterioso declino della mia amatissima madre con la forza di un miracolo che mi è scoppiato all’improvviso dentro e che voglio credere sia il bacio di mia nonna mai dato alla sua nipote adolescente!

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2 risposte a “Per un bacio mai dato”

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