per Andrea

Carissimo Andrea,

Sto preparando lo zaino per Auschwitz e il mio pensiero va a te, oggi più che mai. La tua foto mi fa compagnia tra le maglie termiche e il libro di Liliana Segre.

Questo sguardo posato sul mio zaino aperto stasera è il tuo sguardo di sempre, profondo come il mare e intenso come il tramonto di Roma: è lo sguardo adulto che posavi sulle cose, sugli amici, su di me quando parlavo. Tu eri già oltre il primo banco a sinistra, accanto a Tiziano, eri già oltre e mi provocavi, soprattutto nelle ore di storia in cui tessevo per voi i ricordi del passato, il bene e il male, la pace e la guerra, vincitori e vinti. Ma cosa ne avresti fatto tu delle mie parole entrando e uscendo dall’ospedale? A cosa sarebbero servite quelle trame di tessuto?

Ricordo bene il giorno in cui mi portasti la tesina d’esame: avevi scelto i campi di concentramento. Ne ho sempre conservato il cd. Ci avevi lavorato tanto al computer con tuo papà: me la raccontasti tutta nei dettagli. Quando te ne andasti, ho continuato a pensare a questa scelta, a questa affinità tra te e i giovani portati in quei campi, vite spezzate come la tua. Non c’è mai una spiegazione razionale quando la storia ti ruba la vita a quindici anni. E non importa se il ladro è una guerra o l’ennesima e fatale recidiva. Non si capisce. Punto

-Va bene la tesina, prof? Certo che va bene. Non riuscii a dirti altro. Restai a lungo in silenzio davanti a quel cd sui campi di concentramento; eri una spanna avanti a me, Andrea, lo sei sempre stato . E infatti a quel silenzio non hai dato peso: ruotando il braccio e la gamba offesa, avevi già conquistato il banco accanto a Tiziano, con la tua leggerezza di sempre, strabordante vita e carica di promesse.

Oggi, riponendo il tuo cd, ho deciso di riprendere da quel silenzio, colmo di stupore e dolore, carico di affetto e nostalgia.  Sabato porto quindici miei alunni nei campi cui hai lavorato su quel cd: Auschwitz e Birkenau. E porto pure te, Andrea, che oggi avresti ventisette anni come i tuoi compagni, che ancora continuo a sentire e che mi hanno ben superato in altezza e cultura. Ti porto con me, Andrea, e i miei quindici alunni lo sapranno: sarai il loro angelo in questi giorni. Un angelo dallo sguardo profondo come il mare e intenso come Roma nostra al tramonto.

La tua prof

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