Per un bacio mai dato

Come tante altre nonne rimaste vedove di guerra, anche la mia è vissuta con noi tutta la vita, marchiando a fuoco con quei cinque anni di Alzheimer -allora diagnosticato come aterosclerosi- i migliori anni della mia adolescenza tra i sedici e i ventuno: ricordi indelebili che mi hanno segnata. Leggi tutto “Per un bacio mai dato”

“PRESERVATEVI” (Valeria Colonna)

E penso alla tua morte, Valeria. Come alla tua vita. Ci sono persone che finché sono state in vita, hai amato senza conoscere fino in fondo, senza penetrare fino in fondo la Verità che portavano dentro, cioè il senso del loro vivere. Poi la morte. D’improvviso cade una cortina, e mentre per loro “si rompe la tela al dolce incontro”, tu capisci il perché della loro esistenza. Rifletti su tutti i loro gesti, le loro parole, le loro scelte. Solo con la morte portano a compimento la loro esistenza, cioè si svelano a chi resta. È così. Un po’ come è accaduto a Cristo: “È meglio per voi che io vada; se non andrò, non verrà il Paraclito” (Gv, 16,7). Leggi tutto ““PRESERVATEVI” (Valeria Colonna)”

Napoli, chella mia

Questa volta Napoli mi è rimasta nel cuore più di tutti gli altri mesi, giorni e ore che vi ho vissuto in passato. Forse perché l’ho presentata finalmente ai miei figli. Forse perché l’ho camminata tanto dal Vesuvio a Mergellina, dal Vomero a Portici, da Pozzuoli a Materdei. Senza stancarmi.  O forse perché si avvicina il mezzo secolo (lo so mancano ancora tre anni, ma lo sento che galoppa dentro) e faccio i miei bilanci. E il sangue arrossisce, quel sangue napoletano che i genitori mi hanno trasmesso sì, ma in sordina- così lo strappo si sarebbe avvertito meno. Leggi tutto “Napoli, chella mia”

Perchè lo fai?

L’8 marzo l’ho dedicato a loro, le mie alunne dodicenni. Tutte a casa mia a chiacchierare, sognare, scherzare, guardarsi un film. Pochi discorsi seri: tanto ascolto. Non sono una prof amicona. Non lo sarò mai. Non è nelle mie corde. Leggi tutto “Perchè lo fai?”

La festa di una donna comune

Dopo settimane che non vedo anima viva, chiusa tra le pareti di un’influenza che rimbalza da una stanza all’altra, finalmente domenica pomeriggio arrivano un paio di amiche con figli al seguito, per supportarmi e sopportare insieme una caciara che, condivisa, si dimezza. I nostri mariti, attardatisi un po’ in convenevoli, prendono la via di fuga per Testaccio, e dondolando il piede tra il pianerottolo e l’ingresso, contrattano la ritirata: prima o dopo la cena delle bimbe? Meglio dopo. Leggi tutto “La festa di una donna comune”