Istruzioni per l’uso

Ho scritto i miei articoli perché siano letti in 3 minuti. Ma non tre minuti qualsiasi. Ci sono minuti e minuti.

Puoi leggere il mio articolo alla fermata dell’autobus, a quella, però, che riporta i minuti di attesa in tempo reale e non devi ogni secondo alzare lo sguardo a controllare. Va bene anche sulla metro, ma non certo da Laurentina a Rebibbia. Per una tratta così lunga, portati un bel romanzo, di quelli da leggere con calma, seduto -se prendi la metro a Laurentina alle 7 del mattino, riesci ancora a trovarlo un posto. Io invece penso a te che sali a Piramide e scendi a Termini, inchiodato in piedi, con una ventiquattrore che ti pigia il fianco e l’ascella dell’adolescente di turno altezza naso: senti il nervosismo crescerti dentro e hai ancora tre fermate davanti. Tre minuti, solo tre minuti lontano da quel luogo.

Puoi leggere il mio articolo al supermercato, quando hai preso il numeretto dal salumiere e ti accorgi che finalmente ci sono solo due numeri prima di te. Che fai? Hai già passato in rassegna la vetrina dei salumi e dei formaggi e sai che -se la guardi una volta di più- cambierai di nuovo menù alla tua giornata. Ascoltare le richieste della donna davanti a te non aiuta: inizi a chiederti perché sta comprando due etti di mortadella, tre di olive all’arancia, mezzo chilo di pesto fresco, un intero salame di Norcia e non è ancora ingrassata, mentre tu- con il tuo etto di tacchino e stracciatella-  lieviti alla sola richiesta.

Puoi leggere il mio articolo dal parrucchiere, che quel giorno ti dice: un minuto e sono da lei! E sai che quel minuto è fatto di almeno 180 secondi. È allora che puoi leggerlo e magari quando ti siedi sulla poltrona girevole, rileggerlo a voce alta, molto alta, alla vecchietta di turno, che ha dimenticato gli occhiali e non può guardare le riviste vip, ma è curiosa del tuo lieve sorriso di prima.

Puoi leggere il mio articolo al bar, il tempo di un caffè. Ma non al bar che frequenti tutti i giorni: lì non si può. Quello è il luogo del tuo buon giorno e i miei articoli non possono entrarci, devono cedere il posto alle chiacchiere di sempre: le battute che immancabilmente regala il tuo barista di fiducia dal lunedì al venerdì, anche quando non gli lasci i 20 centesimi nel piatto. Ma in un altro bar sì, quei tre minuti possono fare la differenza: quando sei solo e non hai altro cui pensare, se non al caffè che ti hanno appena servito, col piattino ancora bagnato, il cucchiaino troppo piatto per sollevare la schiuma e quel liquido scuro senza le tre “c”, cavolo!

Puoi leggere il mio articolo mentre spingi l’altalena. Tuo figlio non ci starà tre minuti soltanto, mentre la tua spossatezza al parco, sotto il sole, con la polvere che ti entra nelle scarpe, aumenta. E intanto devi convincerlo a cedere il posto al prossimo pargolo, che ha una nonna, un padre, una zia e tutto il parentado materializzato lì alle tue spalle. Non sanno che tuo figlio ha aspettato per ore che scendesse un bimbo viziatissimo, non sanno che tu gli hai promesso venti minuti di altalena. Non lo sanno, ma guardano l’ora e sbuffano insieme rumorosamente. È allora che contratti tre minuti e, in quei minuti, leggi il mio articolo per non esplodere.

Puoi leggere il mio articolo all’ora di buco in sala professori: quello è il posto ideale. Tre minuti di lettura e 57 di critica con i tuoi colleghi: -Guarda questa insegnante che si è aperta un blog! -È di Roma! -In quale scuola insegna? -Ma dai, ci sono stata! -Allora la conosci? -Ma Faggioli con due g? -Chissà se i suoi alunni sono bravi a scrivere… -Io non potrei mai con tutto quello che c’è da fare a scuola! -Sicuramente toglie tempo alla didattica o alla famiglia.

Puoi leggere un mio articolo oppure no. È questa la libertà più bella del mondo. Sai che l’articolo c’è, è pubblico, ma tu non lo apri, perché anche e solo per tre minuti, nessuno deve decidere per te. Oppure no.

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