DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

Diciamolo chiaramente: ogni donna è stata almeno una volta nella vita sull’orlo di una crisi di nervi. Io su questo baratro mi sono messa in punta di piedi più e più volte e non solo perché non arrivo al metro e mezza di altezza.

Ogni volta che accetti l’ingerenza affilata di tua madre per una confidenza di troppo. Ogni volta che il segreto consegnato ad un’amica, lo senti rimbalzare ai tavoli degli altri: e non importa se hai quindici, trenta, quaranta o cinquant’anni.  Ogni volta che, durante una dieta, decidi di mettere fine a quello stillicidio ipoglicemico, e ti senti ancora una volta fallita, perché per dimagrire, dicono, basta la forza di volontà. Ogni volta che il medico, cui ti sei faticosamente aperta per esprimerli, sottovaluta i tuoi sintomi minimizzandoli. Ogni volta che sul lavoro, il riconosciuto viene misconosciuto per un errore di stanchezza a fine giornata. Ogni volta che il marito, il compagno trova  la tazza ancora nel lavandino, il bagnoschiuma con il tappo chiuso male, e se ne va senza parlare. Ogni volta che il disordine ritorna, quando la domestica è andata via da soli trenta minuti e già l’ennesimo gioco è sparso su tutto il pavimento del salotto. Ogni volta che un alunno ti risponde in modo maleducato e tu guardi il muro e prendi le misure della sua testa e vorresti appiccicarlo lì tutto il weekend per ritrovarlo imbalsamato trofeo di caccia il lunedì mattina. Ogni volta che un genitore ti spiega il modo migliore di insegnare la tua materia, medico, commesso, magistrato o poliziotto che sia. Ogni volta che il bancomat recita in neretto: prelievo non disponibile.

Ognuna di queste ennesime volte mi sono alzata in punta di piedi sull’orlo di una crisi di nervi. Ora però noi donne sappiamo bene la genesi della sua struttura ontologica. Il difficile è spiegarlo agli altri, ai nostri uomini che riducono il tutto al ciclo ormonale femminile; noi invece sappiamo la verità, che affonda le sue radici in un sistema ancestrale in cui la donna ha il magro privilegio di mascherare il suo tutto dietro l’isteria del momento. Quella che gli uomini chiamano crisi di nervi comincia da lontano: è un formicolio perenne che si propaga nelle tue membra. Posso paragonarlo solo al dolore di cervicale – molti di voi uomini lo conoscete bene- dovuto ad un tamponamento, uno strappo cui non sono stati prestati subito soccorsi o una infiltrazione che lo sciogliesse all’istante; insomma un trauma nella tua storia preso sottogamba, trascurato da te e dagli altri. Per anni. È un formicolio che avverti di prima mattina, ma che permane tutto il giorno. Una volta scesa dal letto non ci pensi, presa da mille e una cosa: sai che c’è ma non te ne curi, convinta che il fatto di non pensarci, lo renda automaticamente invisibile. E invece no: il formicolio persiste e ti rende ogni giorno più sensibile al minimo sfioramento, al minimo sobbalzo, alla più innocua delle spinte. E poi accade: la crisi di nervi accade senza il tuo permesso, magari per qualcosa di stupido: perché una donna non smette di pensare e -se intelligente- a riflettere e mettersi in discussione sempre. E la crisi non la ama lei per prima.

Così ogni sera ti accoccoli tra il lenzuolo e il cuscino, e la scarica elettrica è proprio lì accoccolata anche lei e ti morde da dietro nel momento in cui stai per abbandonarti al sonno. Allora ricordi tutto, fai ordine nella tua storia, inizi a giustificare prima gli altri e nell’ordine tuo marito, i figli, i genitori, i colleghi, gli alunni, persino il bancomat. E poi arrivi a te. E ti addormenti stremata senza il tuo perdono. E così i giorni i mesi gli anni passano: accoccolata tra il lenzuolo e il cuscino la notte, donna forte ed efficiente di giorno, mascherando l’urto che porti dentro.

Non so spiegarla in altri modi la crisi di nervi, cari uomini della nostra vita passata presente e futura. Noi condividiamo con voi il dolore alla cervicale, ma voi per vostra fortuna non avrete mai il nostro. Perciò se vedete una donna sull’orlo di una crisi di nervi per una sciocchezza qualunque agli occhi del mondo e agli stessi della vostra donna, collega, paziente, figlia, amica: pensate che quel giorno il male alla cervicale ha raggiunto il dolore più estremo della scala di tolleranza. Allora abbracciatela, sorridetele, concedetele un giorno di riposo, raccogliete voi l’ennesimo giocattolo, fate un cambio di orario sul lavoro, ditele che è bella anche così, non mentireste. Lentamente, molto lentamente il dolore potrebbe sciogliersi. L’ho visto raramente succedere, ma potrebbe accadere. Quand’ero giovane anch’io ho ricordi di urla primitive, piatti lanciati (anche un albero di Natale!!!).  Ora non accade più. Con gli anni ho imparato a disinnescare prima, per evitare che il dolore ai nervi mi portasse a sragionare troppo. Ma il dolore alla cervicale è sempre là, accoccolato tra il lenzuolo e il cuscino quando mi addormento e quando mi sveglio. Cosa è cambiato? Nulla, ma ora so riconoscerlo. E gli ho dato anche un nome. Quello vero.

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