A proposito di voti

Pagella 01Era da poco cominciato il secondo quadrimestre del IV ginnasio nello storico liceo di via Manin. La professoressa di latino e greco entrò in classe con fare deciso e, senza salire in cattedra, dando le spalle alla lavagna, cominciò uno strano discorso. Parlava di un confronto tra voti e intelligenze dei singoli alunni. Un confronto nato –diceva- dalla sua lunga esperienza di docente. Io sinceramente non capivo. Prendeva qui e là alcuni cognomi e spiegava con malcelato disprezzo l’impossibilità del ragazzo ad avere un voto più alto. Era tutta questione di intelligenza. A quei nomi, tutti si voltavano verso l’interessato, che a testa bassa, subiva quella gratuita mortificazione.

Io non ero una cima, non lo sono mai stata. Per brillare ho dovuto solo studiare. Eccezion fatta per i temi. Avevo da poco ricevuto 6 in latino e 7 in greco. Nell’ultimo colloquio, la professoressa aveva detto a mia madre che si aspettava tanto da me. Ma certamente non la mia mano alzata in quel momento. Terminato il discorso, si era seduta soddisfatta alla cattedra e aveva aperto il registro per interrogare.

-Cosa vuoi Faggioli? Mi apostrofò seccata. Sapevo che stavo per giocarmi tutto.

-Mi piacerebbe sapere, professoressa, quanto valuta la mia intelligenza. Mi ha dato 7 in greco e 6 in latino, quindi? Ha fatto il nome di tanti. Faccia pure il mio.

-Come ti permetti Faggioli di essere così impertinente?

Silenzio. Le mie ginocchia tremavano, ma sentivo che dovevo reggere almeno il suo sguardo:

-Comunque -riprese con un cinico sorriso- se tanto ci tieni sarai accontentata: la tua intelligenza non potrà mai andare oltre il 7.  Gli occhi di trenta compagni si spostarono da me alla professoressa, allibiti.

– E la Preside è al corrente di questo suo modo di valutare le intelligenze?

Questa volta il silenzio fu completo. Poi il suono della campanella mise fine all’attesa ed ebbe inizio la ricreazione. Io uscii dal mio terzo banco a destra, avviandomi verso la porta. Stavo dandomi della pazza: come avevo potuto tanto? Sulla porta mi voltai un momento e vidi la professoressa accesa in volto. Era più terrorizzata di me, ma non lo capii subito. E cominciai a correre in corridoio. Faceva freddo quel febbraio. Portavo sempre addosso il mio montgomery blu. Nella corsa sentii una mano strattonarmi il cappuccio. Mi girai. Era lei, bassa quanto me, resa più alta dalla rabbia.

-Dove stai andando, Faggioli? -mi urlò- Dalla preside?

Devo dire che non ci avevo affatto pensato. In quel momento avevo bisogno solo di aria. Ma percepii l’odore della sua paura e capii:

-È ricreazione professoressa, posso andare dove voglio: mi tolga le mani di dosso!

Tramortita mi lasciò andare, e la vidi tornare mogia mogia in classe. Io tremante entrai in quella di mia sorella grande e raccontai tutto, ricevendo il plauso dei suoi compagni: hai capito la Faggiolina?

Per tutto il secondo quadrimestre la professoressa non mi rivolse più la parola, né mi interrogò. E anche molti compagni si defilarono, temendo una ritorsione. Mia madre non andò più a un colloquio, e io accettai in silenzio i 6 di fine anno. Ma il coraggio di quell’azione l’ho portato sempre con me e ancora oggi mi fa volare alto contro le offese all’intelligenza, che spesse volte ricevono i miei stessi alunni.

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3 risposte a “A proposito di voti”

  1. io mi sarei ritrovato tra quelli la cui intelligenza non poteva andare più del 5.
    anche perchè il mio didietro più del 5 non stava attaccato alla sedia, ma di sicuro, considerando i miei precedenti e quelli della mia classe, da quel momento in poi sarebbe iniziata una serie di rappresaglie, dalle caricature appese per il liceo alle imitazioni davanti agli altri professori , e di sicuro poi, visto il clima che c’era con gli insegnanti, saremmo tutti usciti a prendere un caffè. la fortuna di aver frequentato un liceo piccolo a misura di persona.

  2. Si, tanta arroganza di persone sicuramente sapienti….ma poco poco poco capaci di trasmettere al loro alunni calore e sentimenti….che altro non sono che l’anima della sapienza….

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